Alla guida del marchio Gaetano e Giuliano Cardola concentrati a soddisfare una clientela internazionale in cerca di inediti.

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All’inizio, solo una bottega nel Borgo Orefici di Napoli – Giuliano Cardola è giovane, riporta fatti narrati dal padre Gaetano, poi la crescita e l’approdo al Tari di Marcianise, inglobando nella tradizione puramente artigianale moderne metodiche di lavorazione, proiettando il marchio lontano.
Oggi I Gioielli del Sole è un’azienda internazionale. Ne è convinto con orgoglio anche lui, Giuliano, la seconda generazione, formato alla scuola paterna, fatta di cuore e manualità.
Il creativo di famiglia è stato sempre mio padre, che viene dalla bottega. Poi con il tempo ha sviluppato una crescente passione per la ricerca del nuovo, mettendo a frutto tutto ciò che gli derivava dalla tradizione, miscelata con istanze più moderne e innovative.
Con papà Gaetano ci si confronta o qualche volta ci si scontra anche? La progettualità è la stessa? Lo chiediamo ancora a Giuliano, ma abbiamo la fortuna di poter chiacchierare in un solo colpo con Cardola padre e figlio insieme.
Certo, ci confrontiamo – chiarisce Gaetano – il confronto fa crescere. Mio figlio ha il polso della clientela, ne percepisce le esigenze ne discutiamo, nasce qualcosa di costruttivo.
Di tanto magnetico da attrarre anche Elettra Lamborghini, che per le sue nozze ha scelto gioielli disegnati in esclusiva dall’azienda, ritrovandosi in veste di brand ambassador della maison. A proposito – chiediamo – oggi la figura del testimonial è irrinunciabile per comunicare il gioiello?
Il prodotto e la spinta del testimonial sono indispensabili entrambi. La figura del brand ambassador diventa importante nei mercati internazionali. Ritengo che in casa nostra un buon gioiello ce la possa fare con le proprie gambe, ma se lo si vuol far viaggiare per il mondo, allora c’è bisogno di caricarlo di altre energie.
Può darsi. Anche se siamo dell’opinione che le creazioni del brand siano dotate di un passepartout che consente loro di marciare autonomamente, in Italia come all’estero. Perché il gioiello si schiude pietra dopo pietra, di geometria in geometria sviluppando uno spirito creativo e schietto. Le produzioni si alternano tra il White dedicato ai diamanti e all’oro bianco e il colore, dove le gemme colorate aprono all’esclusività della Bellezza. In merito chiediamo a Giuliano se tra i giovani la Bellezza sia ancora sentita come un valore.
La Bellezza è mutevole, tra le persone e nel tempo, ma a mio avviso probabilmente, oggi c’è solo una sua idea diversa raggiungibile magari per vie del tutto dissimili rispetto a ieri.
Oggi cosa bisognerebbe temere e cosa, invece, non dovrebbe mai mancare in azienda.
Se parliamo del contingente – interviene Gaetano- il timore è la ridotta mobilità, di persone e cose, ad iniziare dalle materie prime, per i noti fatti. A ciò va aggiunta la parità tra euro e dollaro, altro fattore di sofferenza del comparto. Oggi, possiamo però sottolineare che, il nostro marchio è ben radicato anche sui mercati esteri. Per inciso, va detto che l’Italia non ha la cultura del gioiello di un certo livello che, invece, riscontriamo ali’ estero, dove rileviamo una platea anche più esigente ed una conoscenza del prodotto più attenta.
È stato sempre così o è un dato di fatto recente?
Ultimamente, questa dinamica si è amplificata. Siamo costantemente alla ricerca di nuovi modelli e nuovo design, mentre per il mercato interno che tende a comprimere i prezzi; dobbiamo trovare un equo compromesso. Bisogna stare al passo, non possiamo permetterci pause, quindi la ricerca è incessante, per contrastare il problema della mobilità di cui dicevo prima. il commercio on line può aiutare ma c’è una condizione imprescindibile: il cliente vuole fiutare la merce fisicamente, la vuole toccare, ispezionare.
Si spende di più adesso o prima della pandemia?
La forbice si è ancora più allargata, per cui da una parte è frenata la movimentazione di prodotto medio, dall’altra, le produzioni più selettive a Prezzi elevati hanno maggiore accesso a certi segmenti di mercato. In altre parole, si spende di più adesso, ma non a parità di prodotto.
Gaetano Cardola discorre di peculiarità e problematiche aziendali motivato da una passione viscerale per il proprio lavoro, lo si percepisce tra le parole, tra le pause, dagli accenti con cui rimarca certi passaggi di pensiero. È la stessa passione trasmessa al figlio Giuliano che, però, ne svela anche un’altra, condivisa ugualmente con suo padre, quella per il mare, …come idea di infinito e di libertà, sempre mutevole, nelle forme e nei colori. Certe sue rifrazioni, certe iridescenze, certi suoi colori si ritrovano pari pari nelle policromie dei gioielli, fluide come il riverbero di un’onda al tramonto.